domenica 26 marzo 2017

Lenti antiriflesso. Olio, Luce.


«Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

«Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». 

(ah...quindi, "L'essenziale è invisibile agli occhi".... è quasi un plagio ?   ^_^ )



Qualche mese fa, ho cambiato occhiali.
La vista che peggiora  è proprio una buona scusa per cambiare anche montatura.
Mi sono state proposte delle lenti anti-riflesso.
Sai, quelle che tolgono appunto il riflesso dei tuoi stessi occhi  dando una visione più "pulita".
Di fatto, appena provate, sono entrata in un "altro mondo": gradazione più forte a parte- regalo del tempo che procede - davvero è tutto più nitido, dai colori alla luce.
Con l'uso quotidiano mi sono accorta, però, della loro impressionante delicatezza: qualsiasi  granello di polvere o macchiolina, e tutto si complica.

Forse erano meglio le lenti "normali"?  Forse la visione più agile - pulita? - era quella che includeva anche un po' di mio riflesso?

...mah...!

                                                                            -- O --

Stamattina - una domenica mattina qualunque - mi sono sopresa, dopo l'ennesimo sospiro, a chiedermi : Ma insomma, Cosa ti piacerebbe fare ?
Lo so, appartengo a quel tipo di gente che, ogni tanto, parla da sola. Con se stessa...comunque, la risposta è niente.
Mi piace fare niente.

Niente.

...Non penso che il tempo scorra alla stessa velocità sempre.
Ci sono dei momenti in cui il tempo scorre lento.
Questo è quello che intendo col fare niente; non avere l'assillo di farcire i secondi di cose da fare.
Ma, piu semplicemente, mettersi in ascolto del tempo.
Di quel tempo che balla e canta tic tac.
Di quel tempo che dedichi a te stesso, a un buon libro, al vento, a scrivere, a camminare, a suonare, a cantare.
A qualcun altro. A contare i tuoi respiri, a respirare a fondo, a meravigliarti per qualcosa.
Di quel tempo  non necessariamente  imbottito di fare e che, per questo, ti aiuta ad essere
Che quando ti manca, ti svuoti, non sei piu te. 

Viviamo un tempo disumanizzato; ti fanno credere -oppure te ne convinci tu-che è figo riuscire a fare mille cose allo stesso tempo. 
Ti agevolano in tutto pur di fartele fare.
Pur di distrarti da Chi sei veramente.

Tu, Chi sei veramente ?

Sei quel che fai ? Sei tutte le cose che riesci a fare in un lasso di tempo determinato ? Che più ne fai piu sei bravo ? ma davvero sei in tutte le cose che fai ? in un giorno, in quante di queste ? 

E chi decide quali sono? Soprattutto chi decide quanto tempo hai


Molta la strada che ancora  devo fare, necessaria ad imparare, ogni giorno, a guardare alla mia vita.
Si, sono un po' cieca, in questo.
Ed è vero, senza il fango che precede la vista, non si noterebbe la "differenza" tra un "prima" e un "dopo"...
Quel fango impastato con le mani - e con la saliva - di chi Ama.
Non sarebbe stato più semplice e forse più straordinario non servirsene? 
Perchè il fango, allora ? E la saliva? 


Ogni anno ci ripenso...
ogni anno trovo un nuovo senso a questa Parola. A quegli "Ingredienti".

Mi riferisco al Vangelo di oggi... se hai voglia, se ti va, è qui :


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore












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